Soundscape Metamorphosis e dintorni

Intervista di Duccio Spericolati


Duccio:

Come hai iniziato ad ascoltare la musica e come hai capito che non sarebbe stato un semplice passatempo?

Paolo:

Da piccolo ascoltavo la radio e i nastri/dischi dei fratelli maggiori, miei o di amici. In quegli anni non avevo in realtà coscienza del fatto che la musica fosse o meno solo un passatempo. Quando una canzone mi piaceva cercavo semplicemente di ascoltarla il più possibile. Se non l'avevo registrata da qualche parte telefonavo alla radio e la richiedevo, o la gettonavo al jukebox se c'era (spicci permettendo). Ricordo bene una sbandata per "Radioactivity"... non un passatempo quindi, una vera e propria dipendenza, che con gli anni non ha fatto altro che peggiorare.

Duccio:

Qual' è stato musicalmente il tuo shock culturale?

Paolo:

Vari shock, ma direi che Ummagumma dei Pink Floyd è stato il primo ed anche il più sconvolgente. Avevo 14 anni e non avevo sentito nulla di simile in precedenza. Ero affascinato da Astronomy Domine, Sysyphus era un mistero impenetrabile e soprattutto Careful With That Axe, Eugene, causa principale di discussioni familiari per questioni di decibel. Fu sconvolgente anche perchè quel nuovo orientamento musicale, contribuì non poco al mio progressivo distacco dalle radici, famiglia, amici, educazione, ecc.

Duccio:

Com'è cambiata la musica dal tuo punto di vista di allora ad oggi?

Paolo:

Intendi la stessa musica che ascoltavo allora se riascoltata oggi? beh, molte cose sono state ridimensionate, altre rivalutate. Il fatto di suonare uno strumento e di studiare teoria musicale, influisce tantissimo nell'apprezzamento estetico musicale, solo che influisce in modo terribilmente negativo! Non appena me sono accorto infatti, ho dovuto escogitare delle tecniche per prendere le dovute distanze dalle conoscenze assimilate, talvolta è pure utile fare un bel pacco e buttare tutto nella spazzatura. Ecco, un Captain Beefheart è un ottimo antidoto.

Duccio:

Qual' è il tuo drink preferito?

Paolo:

Il vino, Baroli e Barberi in primis. Ma anche un buon Sangiovese da tavola non guasta. Poi la birra, Hoegaarden wheat beer. Non disdico poi anche un buon rum, liscio. Dopo 6 stagioni come barista, evito accuratamente cocktails ed intrugli vari, specie se dolciastri.

Duccio:

Come è nata la tua passione per la chitarra?

Paolo:

Ho iniziato a suonarla come se fosse un gioco, in modo molto simile a come avevo fatto tempo addietro con il Commodore 64. Poi mi capitò di mettere le mani su una chitarra elettrica, e quello fu l'episodio decisivo. Il suono distorto di quell'arnese per me era il massimo, grezzo, sporco, rumoroso. Scoprire che si poteva fare tutto quel bel casino mi eccitò talmente tanto che per giorni non avevo altro nella testa, dovevo procurarmi al più presto quegli aggeggi. La colpa era altresì da attribuirsi a gente tipo Hendrix, Garcia, Cipollina, Fripp ... ma anche gruppi tipo Dream Syndicate, Thin White Rope, Hoodoo Gurus ...

Duccio:

Quale altro strumento suoni, o vorresti suonare?

Paolo:

Nel mio primo gruppo suonavo la battteria (altro strumento con cui puoi fare tanto bel baccano). All'occasione la suono ancora pur non avendola mai approfondita. Discorso simile per quanto riguarda le tastiere. Ultimamente ho messo le mani su un Ukulele. Cosa vorrei suonare? direi il violino (alla Warren Ellis però), adoro il suono del violoncello e dell'oboe, il massimo però dovrebbe essere saper suonare un bell'organo a canne con mani e piedi!

Duccio:

Quando componi una composizione (!) hai già in mente tutta la struttura dell' opera o assembli le singole parti successivamente?

Paolo:

Direi la seconda. Nel caso di Soundscape Metamorphosis, sia la struttura che lo sviluppo sono frutto dell'improvvisazione, salvo casi sporadici in cui alla base c'è un singolo loop pre registrato (ad esempio in Metamorphosis #3). Più spesso quello che avvieve è questo: attacco la registrazione, inizio a suonare qualcosa, ritaglio un loop, sovraincido altri strati sul loop, sfumo o interrompo, passo a qualcos'altro. Il tutto avviene live. Lavorare con una loop machine (che io considero come un vero e proprio strumento musicale) influenza non poco la composizione. L'improvvisazione è direttamente influnzata dai loops precenti, e la loro metamorfosi sposta "l'umore" del brano influenzando a sua volta ulteriori sviluppi o cambi di rotta. Si tratta di una improvvisazione radicalmente diversa da quella comunemente intesa in ambito diciamo jazz. Nel mio caso le linee melodiche devono spesso fare i conti con quelle precedenti, in sovrapposizione, mentre nel jazz l'improvvisazione è generalmente sviluppata come un discorso unidirezionale nel tempo. Questo tipo di sviluppo lo si potrebbe avvicinare, concettualmente, alla forma musicale della fuga.

Duccio:

Sei più portato a comporre, a suonare, da eventi anche minimi, da suggestioni esterne o vai in studio e dici "Ok, creaiamo?"

Paolo:

Anche in questo caso direi più la seconda, almeno nel caso di Soundscape Metamorphosis. Raramente infatti ho idee chiare in anticipo su cosa mi appresto a suonare. Diciamo che ho un dizionario, bene o male assimilato, che uso ed amplio in modo più o meno deliberato. Ma il risultato non è ne prevedibile ne replicabile. Diciamo che dietro alle esecuzioni dei brani di Soundscape Metamorphosis, è avvenuta una sorta di annullamento del musicista, la musica è stata lasciata libera di fluire. L'ispirazione, se arriva, arriva mentre suono.

Duccio:

Quanto tempo dedichi alla fase del mixaggio?

Paolo:

Innanzi tutto dedico molto più tempo a prepare dei suoni già buoni in partenza, così da evitare il più possibile ritocchi successivi. Nel mio caso, più che un discorso di tempo, è rilevente l'importanza che questa fase riveste, perchè è il vero memento in cui opero in modo deliberato e cerco di dare un senso alle cose. Dietro a Soundscape Metamorphosis, c'erano oltre 5 ore di materiale registrato, con questo modo di lavorare diventa fondamentale la selezione ed il montaggio delle sezioni, è stata questa la vera fase di composizione. In fase di mixaggio mi sono limitato ad aggiungere alcuni effetti di ambiente, evitando di effettuare sovraincisioni sul materiale originale, evitando pure il crossfade. È stata una scelta. Credo che quello che è avvenuto sia molto simile al montaggio di un film, un po' come fece Wenders con "Il Cielo Sopra Berlino", prima ha registrato le scene praticamente senza screenplay, solo in un secondo tempo gli ha dato un senso e ne ha fatto un film.

Duccio:

Tendi a disciplinare il tuo sound o ti lasci andare all' improvvisazione per poi strutturare il brano in seguito?
Sei legato ad un particolare sound, e da lì parte il tuo processo creativo o ti fai ispirare dall' effetto che utilizzi, praticamente è nato prima l' ovo o la galina?

Paolo:

Ah, mi sa che ho già risposto ad entrambe! :-) Oggiungo tuttavia un elemento abbastanza curioso. Generalmente, prima di riascolare la musica che registro, lascio passare un po' di tempo, anche più di un mese. Mi facilita ad ottenere un relativo "distacco" da essa. Ho notato ad esempio che più mi riconosco nella cose registrate, a livello di stile, più tendo ad eliminarle.

Duccio:

Credi che l'assunzione e la digestione dei cibi rendano possibile l'assorbimento di sostanze portatrici di energia chimica?

Paolo:

Mmmmh... senz'altro, credo... questa però me la devi spiegare meglio... :-)

Duccio:

Quanto tempo hai impiegato a preparare il tuo disco?

Paolo:

Le registrazioni sono state fatte nell'arco di 3 mesi, per il montaggio/mixaggio credo 2 settimane. Lavorandoci però tutt'altro che a tempo pieno.

Duccio:

Mi piacerebbe vedere cosa potresti combinare con ad esempio una Warr Guitar, hai mai avuto la possibilità di suonarne una, saresti curioso? Io credo che faresti grandi cose...

Paolo:

No, mai avuto la possibilità. Mi sono però incuriosito a quello strumento, che in effetti dovrebbe offrire una grande versatilità, specie se suoni da solo. Ma per il momento non se ne è fatto ancora niente... Tu l'hai provato?

Duccio:

Dove credi che andrà la musica, morirà nelle suonerie dei cellulari o sopravviverà grazie a qualche carbonaro alternativo?

Paolo:

Beh, oggi il carbonaro alternativo ha molte più possibilità di diffondere la sua musica, poi che riesca anche a camparci sopra dignitosamente è già più difficile. La cosa era comunque molto meno fattibile nei 60s-80s, questo ha sicuramente i suoi bei lati positivi.

Duccio:

E dove credi che possa arrivare la tua musica?

Paolo:

Riuscire a mettere su una squadra di calcio con la gente che l'ha apprezzata sarebbe il massimo, con tanto di panchina si intende!

Duccio:

Per concludere due domande: Riascolti mai la tua musica, vestendo i panni del semplice ascoltatore?

Paolo:

Ci provo, l'occasione in cui ci vado più vicino è generalmente la prima volta che la riascolto, sempre ammesso che siano passati un paio di mesi e che nel frattempo mi sia dimenticato di tutto, o quasi.

Duccio:

Quando prepari il pesto alla genovese utilizzi il mortaio o metti nel frullatore tutti gli ingredienti a velocità sostenuta per circa 100 minuti? E se scegli la seconda ipotesi, cosa fai in questi benedetti 100 minuti?

Paolo:

Bisognerebbe usare il mortaio, così almeno hai qualcosa da fare per quei 100 minuti.


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